Con questo primo post, il blog di Fundraising, che impresa! inizia ufficialmente a trasmettere. A parte confessarvi che mi sento un po’ emozionata, vorrei spiegarvi cosa troverete qui.
Vi parlerò di fundraising, utilizzando spunti e casi concreti che vengono dall’esperienza. Il punto di vista sarà quello delle piccole e medie realtà non profit, per facilitarle nell’avvicinarsi alla raccolta fondi con lo spirito giusto.
Eh si, perché la distanza tra quel che si immagina che il fundraising sia e quel che è veramente può essere davvero enorme! Questo contribuisce a frenare molti soggetti che ne avrebbero le potenzialità dall’intraprendere attività di raccolta fondi non episodiche. D’altro canto, in molti casi le piccole organizzazioni si lanciano nel fundraising senza aver compreso che questo implica un cambio di passo da parte di tutti, a cominciare dalla dirigenza. Si affidano ad un fundraiser pensando che porterà soluzioni e soldi, scoprendo poi con gran frustrazione che purtroppo non è così.
Se il fundraising è oggi una disciplina vasta e articolata, ben nota e applicata dalle grandi organizzazioni, lo stesso non può dirsi per i soggetti più piccoli o periferici (pur con importanti eccezioni). Allo stesso modo, in alcuni settori centrali per il Paese, come quello culturale ed artistico, il fundraising stenta ancora ad essere percepito come asset di sviluppo strategico. Fare cultura del fundraising, dunque, resta una priorità.
Proverò a parlare di fundraising stando alla larga dai tecnicismi. Non vi presenterò numeri impressionanti e raccolte milionarie che poco hanno a che fare con le nostre realtà. Semplicemente, penso sia più costruttivo parlare di ciò che è alla portata, per essere motivati a fare meglio.
Mi capiterà spesso di scrivere di raccolta fondi corporate, cioè dalle aziende. Me ne sono occupata molto in prima persona e, più in generale, le collaborazioni tra profit e non profit hanno sempre suscitato un grande interesse in me. E’ uno degli ambiti dove pregiudizi e scetticismi reciproci restano più radicati, ma allo stesso tempo si sta rivelando terreno di contaminazioni fertili e innovative, anche a livello micro, sui territori.
Questo, più o meno, è il programma. Personalmente, mi auguro che scrivere di fundraising possa essere un’esperienza formativa, attraverso il confronto e l’interazione con chi leggerà e avrà voglia di contribuire con il suo punto di vista.
Quindi, colleghi fundraiser di tutte le età e gradi di esperienza, professionisti, amatori e semplici estimatori, vi invito a leggere partecipare e diffondere!
Vi aspetto, a presto!
Alessandra
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